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Pino Quartana ritorna al festival con il terzo capitolo sulle grandi espressioni di spiritualità mistiche o delle spiritualità del cammino.

 

OAT_Officina Accademia Teatro, via Livorno 123/125
sabato 12 dicembre, ore 20.30
OFFICINA ACCADEMIA TEATRO
MaMMaSA
prima nazionale
di e con Pino Quartana

 

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Dante e la sua commedia, vero “tesoro” di dottrina cattolica, Francesco e il cantico più sublime della spiritualità cristiana, il più sublime in quanto privo di funzionalità, di richiami alla dottrina di intenzioni didascaliche o catechistiche, privo persino del desiderio di salvezza personale.
Si vorrebbe poter innescare un concatenazione di riflessioni, allo spettatore verrà chiesto di riconoscere se ciò che Dante incontra nel Paradiso sia davvero il santo del Cantico delle creature, o se non sia piuttosto, un approccio interpretativo di una spiritualità non autenticamente francescana. Un tentativo anche provocatorio di svincolare Dante dalla lettura dantesca.

Drammaturgia

Nessuna parafrasi, neppure l’uso della critica razionale, piuttosto una partitura musicale che contiene una sezione vocale e una sezione scandita dall’uso acustico di un tapis roulant. E proprio dallo sforzo fisico connesso rivivono i versi. Il pubblico diviene spettatore di una performance inattesa, un progetto con una forte interazione tra voce che diviene immagine, tra vocalità che sostiene il verso e tra poesia che diviene palpito, respiro. Una vocalità che può scaldare o raffreddare, e un tentativo anche provocatorio di comunicare attraverso il teatro contemporaneo la poesia mistica svincolandolo dalla “lettura scolastica a leggio”  e da quella propriamente "accademica". Un invito a un approccio innovativo e funzionale a qualsiasi obiettivo culturale (letterario, musicale, artistico).

 

Delle tante macchine che caratterizzano la contemporaneità, una è in grado di rappresentare meglio delle altre la nostra condizione sociale ed esistenziale: il tapis roulant. Si corre, si fatica, si suda, magari sorridendo, ma alla fine ci si trova sempre allo stesso punto.
Lamberto Maffei. L’elogio della lentezza