Tanino De Rosa
Regista, attore e formatore teatrale, vive e lavora a Bologna.
È stato allievo dei registi russi J. Ljubimov, M. Butkievich, S. Issaev, N. Karpov e inoltre di attori e registi come Marisa Fabbri, Giancarlo Cobelli, Laura Curino, Matsemela Manaka, Biancamaria Pirazzoli, Marco Sciaccaluga, fra gli altri. Come regista ha realizzato dai primi anni novanta numerose produzioni da palcoscenico ed eventi itineranti, adattando spesso a luoghi non teatrali le caratteristiche degli spettacoli.
È stato direttore artistico del Teatro san Martino e della compagnia Il Gruppo libero di Bologna. Come formatore lavora con continuità da più di 20 anni, realizzando personali moduli di pedagogia teatrale, conducendo laboratori di ricerca, cicli di lezioni su tecniche per attori e per allievi di vari livelli, ospitati in strutture teatrali e spazi pubblici in diverse città italiane.
Roberto Zucco
giovedì 1° e venerdì 2 dicembre, ore 20.30
Potenza, Teatro Francesco Stabile
prima nazionale
di Bernard-Marie Koltès
regia Tanino De Rosa
con Matteo Baschieri, Andrea Dugoni, Alessia Pusca, Cristiana Raggi, Leonardo Ventura
una produzione Città delle 100 scale festival
Roberto Zucco è un “nemico della società” circondato dai suoi nemici nella società, ci ricorda quasi l'Accattone di Pasolini, devastato e devastante eppure lirico, a tratti commovente, anche lontano dalla bassa macelleria che lo ha visto protagonista della cronaca vera che quei fatti purtroppo avrebbero raccontato negli anni '80 tra l'Italia e la Francia.
Attorno alla disperazione di un ragazzo che non ha più nulla da perdere, senza scampo, che nell'arco di pochi anni sta esalando un lunghissimo, interminabile ultimo respiro, il dramma di Koltès descrive anche il panico della gente comune nella “caccia grossa” di quegli anni difficili, ma anche l'attenzione morbosa dell'opinione pubblica e la fascinazione del male rivolta verso quel serial-killer quasi dostoevskiano.
L'autore del testo, lo straordinario drammaturgo francese Bernard-Marie Koltès, che verso la fine degli anni '80 stava concludendo la sua breve vita, fu ispirato dalla vicenda reale di quel ragazzo braccato da diversi anni, dopo aver visto su un muro del metrò di Parigi la foto segnaletica di Roberto.
Il personaggio-chiave di questo dramma è stato un ragazzo veneto realmente esistito che negli anni '80 ha seminato il panico in Italia e in Francia, sembra il personaggio uscito da un romanzo di Stephen King (lo chiamavano “il killer dagli occhi di ghiaccio”, “l’assassino della luna piena").
Roberto Zucco nel racconto di Koltès è un personaggio simbolico, attorno a lui figure sociali, 18 personaggi senza nome caratterizzati secondo funzione (la signora elegante, la ragazzina, il fratello, l'ispettore, i guardiani, etc.)
L'autore, prematuramente scomparso appunto, segue poco la cronaca di quegli anni, non ne avrà il tempo, costruisce mitologicamente, come in una tragedia greca, il personaggio centrale senza speranza e l'intera società che gira intorno a lui, addosso a lui, secondo le maschere ordinarie di rappresentanza. Evitando scontati giudizi morali, proiettando altrove la narrazione, dentro una dimensione poetica, raffinata, simbolica.
Il dramma, messo in scena dal regista Tanino De Rosa e interpretato da cinque attori che consumeranno velocemente i numerosi personaggi descritti, ci obbliga ad una disincantata riflessione sulla dissonanza e ci costringe impietosamente ad una scomoda, complicata lettura del male radicale nella sua fase terminale.
Una vicenda inserita in un contesto sociale che collide ma paradossalmente quasi contamina ed istiga il protagonista verso una affannosa corsa cieca.
