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È una struttura di produzione e innovazione teatrale, che, scelta fra le prime cinque giovani compagnie individuate in Italia alla fine degli anni novanta. Attualmente fa parte delle compagnie di innovazione riconosciute dallo Stato.

 

La poetica che Officina Accademia Teatro nel corso degli anni ha elaborato è fondamentalmente riconducibile a una sorta di neoumanesimo che possa opporsi al nichilismo imperante del teatro contemporaneo attraverso lo scandaglio delle possibilità e, quindi, dei limiti dell'uomo, del suo essere nel mondo con tutte le sue contraddizioni. La linea artistica di Officina Accademia Teatro sviluppa pertanto una concezione del teatro come continua attività di ricerca nell’ambito della drammaturgia contemporanea. Tra i lavori prodotti da OAT, Frammenti Estravaganti (1998), Judenrein (1998), Limerick (1998) testo vincitore del premio Sette autori sette commedie (pubblicato da Edizioni Erga di Genova). Ancora, Trilogia del sogno: Fetonte/Ilias/Aristeas (2001/2002), Anti Gone’ 2002/2003 (premio migliore regia festival di Altomonte), Senectus (2006), Infernalia: trittico installazione di videoteatro sul V Canto dell’Inferno di Dante, Allende Por Siempre (2011), Inferno 2.0 (2013).

 

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domenica 30 ottobre, ore 20.15
Matera, Chiesa san Giovanni Battista


Dante, Paradiso XXVIII XXXIII Inferno V XXVI XXXIII
Francesco, Canticum o Laudes creaturarum

di/con Pino Quartana

 

È un progetto di Officina Accademia Teatro di continuità e ContaminAzione dell’universo dantesco. Nel poema divino spesso il Poeta fa ricorso alla musica e ai suoni per accrescere efficacia alla sua arte, oltre agli effetti di armonia imitativa, alle speciali combinazioni di sillabe ed accenti, ai mirabili cambiamenti d'intonazione, al variare dei ritmi, alla combinazione di suoni emessi dalla voce: il più perfetto strumento, il più dolce, il più nobile. Da queste premesse trae spunto il progetto drammaturgico De divinis nominibus, non una lezione parlata o spiegata e neppure una lettura ad alta voce ma una partitura che “suona” molte delle metafore dei vezzi e delle parole difficili del poema dantesco affidandole a un contesto comunicativo sonoro meno accademico e a una esecuzione più contemporanea.