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Coreografa indipendente e danzatrice molto versatile, ha iniziato la sua esperienza professionale con Aldes di Roberto Castello (2000-2003), nelle creazioni Biosculture e Il migliore dei mondi possibili, premio Ubu 2003.

 

Ha studiato con Emio Greco/Accademia Mobile (NL), Yasmeen Godder e Iris Erez (IL), Carlotta Sagna (F), Nigel Charnock (UK), Gitta Wigro (UK), Lucy Cash (UK), Robert Clark (UK), Simona Bertozzi (I), Sharon Fridman (IL), Ronit Ziv (IL), Elisabeth Lea (AUS/UK), Sara Wiktorowicz (NL), Rachel Prische (UK).
Continua la sua collaborazione con Ullallà Teatro Animazione, con Alessandro Sciarroni nella produzione Folk-s, con Marco D'Agostin in Per non svegliare i draghi addormentati, premio Prospettiva Danza 2011. Dal 2003 al 2011, insieme a Barbara Todesco è stata direttrice artistica del Centro Formazione Danza di Romano d’Ezzelino (VI). Nel 2013 ha ricevuto il premio Equilibrio per l'interprete. Ed è grazie a questo premio che ha potuto scegliere un coreografo internazionale per la creazione di una nuova opera. Con Yasmeen Godder ha creato Gut Gift. Nel 2013 insieme ai coreografi Marco D'Agostin e Giorgia Nardin ha fondato l'associazione culturale Van.

 

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mercoledì 19 ottobre, ore 20.30
Potenza, spazio pubblico

 

coreografia Yasmeen Godder
creato e interpretato Francesca Foscarini

 

Dopo aver vinto il premio Equilibrio Roma 2013 per l'interprete, Francesca Foscarini ha invitato Yasmeen Godder a ideare per lei un assolo. Godder ha deciso di partire da una sequenza prestabilita di processi fisici e interpretativi che non prendevano necessariamente spunto dal corpo e dalla psiche di Francesca e di usare quest’appendice per svelare alcuni lati della sua personalità di interprete. Nella ricerca di un processo personale la coreografia, utilizzando un linguaggio appreso, gioca a svestire un personaggio socialmente consapevole per metterne a nudo gli impulsi istintivi animali e primitivi.

Queste due forze trainanti interne all’opera ci beffano, giocando con la nostra percezione di ciò che è autentico e vero della ricerca.

Il processo di tirare fuori dal corpo della danzatrice la sua controparte animale sarà un mezzo per arrivare a un altro livello di coscienza? O è invece una semplice indagine fisica che mira a creare un particolare effetto sul pubblico? In che modo lo sguardo del pubblico esalta, alimenta, blocca o incoraggia i vari spostamenti e cambiamenti del suo corpo e della sua psiche? E in che modo la poesia di questa particolare interpretazione mette a nudo una visione degli stereotipi femminili, dalla donna ipersensibile ed emotiva alla donna primitiva e viscerale?