Deflorian / Tagliarini
Daria Deflorian e Antonio Tagliarini sono autori, registi e performer che dal 2008 cominciano un’intensa e assidua collaborazione dando vita a una serie di importanti progetti teatrali.
Deflorian ha lavorato tra gli altri con Massimiliano Civica, Valentino Villa, Lucia Calamaro, Marco Baliani, Fabrizio Arcuri, Mario Martone, Marcello Sambati ed è stata assistente alla regia per Mario Martone, Pippo Delbono e per Anna Karenina di Eimuntas Nekrošius. Tagliarini fa parte di vari progetti artistici internazionali: APAP 2007, Sites of Immagination 2008 e Pointe to Point Asia-Europe Dance Forum 2009; lavora e collabora con vari artisti tra cui Miguel Pereira, Raffaella Giordano, Giorgio Rossi, Massimiliano Civica, Fabrizio Arcuri, Idoia Zapaleta, e Ambra Senatore. Negli ultimi anni sta lavorando a Every-Body, un progetto artistico che si concentra su alcune domande che Peggy Phelan ha posto alla base del teatro e della performance.
Il primo lavoro nato dalla collaborazione tra i due artisti è Rewind, omaggio a Cafè Müller di Pina Bausch (2008). Nel 2009 portano in scena un lavoro liberamente ispirato alla filosofia di Andy Warhol. Tra il 2010 e il 2011 hanno lavorato al Progetto Reality da cui è nato lo spettacolo teatrale Reality (2012), per cui Deflorian ha vinto il Premio Ubu 2012 come miglior attrice protagonista. Ce ne andiamo per non darvi altre preoccupazioni ha debuttato al Festival RomaEuropa nel 2013 e vede in scena anche Monica Piseddu e Valentino Villa. Questo lavoro ha vinto il Premio Ubu 2014 come miglior novità drammmaturgica. Tre dei loro testi sono stati raccolti in un volume, Trilogia dell’invisibile (Titivillus 2014).
Ce ne andiamo per non darvi preoccupazioni
mercoledì 12 ottobre, ore 20.30
Potenza, Teatro Francesco Stabile
un progetto di Daria Deflorian e Antonio Tagliarini
con Daria Deflorian, Monica Piseddu, Antonio Tagliarini, Valentino Vila
Ispirato a un’immagine del romanzo L'esattore di Petros Markaris, questo progetto ha debuttato al Festival RomaEuropa nel 2013 e ha vinto il Premio Ubu 2014 come miglior novità drammaturgica. Alcune pensionate decidono di lasciare la scena, di "togliere il disturbo" dalla società: l'immagine fissata nel racconto di Markaris è lo spunto di partenza per una riflessione sul suicidio come atto politico estremo. La storia, del resto, è costellata di simili azioni/decisioni.
«La decisione di andarsene delle quattro pensionate, in bilico tra la rinuncia esistenziale e l’atto politico, diventa un rifiuto della nostra “società della stanchezza”, come l’ha definita il filosofo Byung–Chul Han. Una società sempre più assertiva e ottimista perché incapace di altro, e oramai dolcemente declinante verso l’impossibilità della dignità della vita.»
