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Marcos Morau, coreografo, fotografo, attore, ha fondato nel 2005 la compagnia La Veronal.

 

Si è formato all'Istituto per il teatro di Barcellona, al Conservatorio superiore di danza di Valencia e al Research di New York. La formazione artistica di Morau si riflette anche nella composizione della compagnia formata da interpreti provenienti dal mondo della danza, del cinema, della letteratura e del teatro. Morau è stato premiato con il National dance award 2013 del Ministero della cultura spagnolo, ha inoltre ricevuto il Sebastià Gasch award della Fondazione Fad di Design e Arti e, con lo spettacolo Umanesimo, ha ottenuto il Butaca awards.
Oggi Morau e La Veronal rappresentano una delle realtà più interessanti della danza contemporanea a livello internazionale. Negli ultimi anni la compagnia sta sviluppando un progetto di ricerca e rappresentazione che indaga abitudini, consuetudini e relazioni in diversi luoghi del mondo, approfondendone la realtà.

 

arrow oro laveronal.com

giovedì 15 settembre, ore 20.30
Potenza, Capannone ex Sacar Mercedes

 

regia Marcos Morau
coreografia Marcos Morau in collaborazione con gli interpreti
assistenti alla drammaturgia Tanya Beyeler, Celso Giménez
interpreti Alice Bariselli, Laia Duran, Lorena Nogal, Marina Rodríguez, Manuel Rodríguez, Diego Tortelli, Sau Ching Wong

 

con il sostegno di:
INAEM – Ministerio de Educación Cultura y Deporte de España

ICEC – Departament de Cultura de la Generalitat de Catalunya ed Institut Ramon Llull

 

Questo non è un lavoro su Pasolini, ma per Pasolini. Al suo universo, coraggioso, vigoroso e crudo non possiamo rispondere con un omaggio. Abbiamo solo la possibilità di offrire il nostro personale universo, vivo e fragile, confidando che questo sia il modo migliore di relazionarci a lui. Alberto Moravia, il giorno dopo l’omicidio di Pasolini, ancora sconvolto, disse davanti a centinaia di persone: “Io so che voi sapete chi era Pasolini e che cosa rappresentava, però voglio ripeterlo anche per consolarmi un poco della sua morte atroce. Voglio dirvi cosa abbiamo perduto”. Sembra che Moravia avesse bisogno di assicurarsi che il mondo capisse la dimensione della perdita. Perché sapeva che il sole sarebbe sorto ancora il giorno dopo, e tutto sarebbe continuato a girare come sempre. Questo discorso ci spinge a fermarci, anche se solo per un momento, e tornare a pensare a quello che significa la morte di qualcuno come lui. “Un uomo come Pasolini sarà difficile che ritorni sulla terra molto presto” proseguì Moravia. Noi che non l’abbiamo conosciuto, che siamo nati dopo la sua morte, dobbiamo confrontarci con la sua assenza, con il fatto che tutto continui, persino dopo un omicidio come questo. E questo ci fa sentire allo stesso tempo vittime e carnefici della sua morte.