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Palcoscenico scarno. Luci piazzate. Una visione sempre uguale, scandita dai ballerini che si ritrovano sul palco e che segnano l'inizio e la fine della danza. Unica padrona dell'ambiente che crea e distrugge. "Quattro danze coloniali viste da vicino" sono la presentazione scarna ed essenziale del progetto "Il giro del mondo in 80 giorni". Vortici di tragitti che creano sempre un altrove. La prima danza, affidata a Biagio Caravano, è un solo viaggiatore nello spazio. Un movimento articolare che reinventa il corpo fuori da ogni design coreografico. La seconda è la danza della prossimità. Tre soli s'intersecano senza mai incontrarsi. Il contatto arriva nella terza performance. Philippe Barbut impugna Laura Scarpini. I corpi si ibridano e il dominatore è costretto a negoziare la propria identità. La scena torna deserta. Una mazza da golf, l'esploratore, guadagna il centro. Alla sua immobilità si contrappone la danza di Caravano, il selvaggio. In una lotta tra il dominatore e il dominato che sberleffa il vincitore. L'ultima danza è quella in cui sempre si va. Dove il percorso è più importante dell'arrivo o della partenza. In un crescendo di tensione che trova un respiro liberatorio solo quando le luci si spengono sul corpo solitario che domina la scena. Spazio dell'esibizione è il Ponte Musmeci.

Performance, coreografia, ricerca sonora. Il progetto MK nasce nel 1999. La formazione indipendente partecipa ai più importanti festival della nuova scena, esplorando e proiettando le indagini corporee in ambito internazionale. E' tra i cinque gruppi cui è dedicato il libro "Corpo sottile. Uno sguardo sulla nuova coreografia europea". Dal 2010 riceve il contributo del Mibac. Tra le produzioni più recenti "Tourism", commissionato da La Biennale di Venezia, "Comfort", ospitato dall'Indonesian Dance Festival e dallo Sparks di Menneapolis. Nel 2011 debuttano i progetti "Il giro del mondo in 80 giorni", "Reform Club" e la serie "Grand Tour". Dal 2005 le musiche di MK sono composte da Lorenzo Bianchi.

 

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