giovedì 15 dicembre 2011
spazio da definire
wunderkammer soap #1_didone
wunderkammer soap #4_edoardo II
In terra i segni di un omicidio. Senza cadavere. L'uccisione dei sogni di un bambino diventato adulto di serie b. Da nasconder nel buio.
L'impossibilità di essere, di poter diventare, di somigliare anche minimamente alle proprie aspirazioni. L'unica via possibile è la continua distruzione di certezze. Didone, Faust, Tamerlano, individui che hanno pagato a caro prezzo la loro libertà di uscire dal mucchio. Da qui parte il percorso della performance, frammenti di 25 minuti inquieti, tanto quanto dura una soap opera, ispirati all'universo elisabettiano di Christopher Marlowe. Corpi ordinati. Catalogati. Sottovetro, come feti in fila. In moderne stanze. Acquari umani, dove il cuore degli attori vibra all'unisono con quello di chi guarda. Perché è solo un incidente di percorso che stabilisce chi sia il protagonista e chi lo spettatore. La scrittura è secca, puntuale di metafore, lame che penetrano nelle pieghe putrescenti dell'anima. Sogni, ricordi, desideri. Sartori ora neonato, poi in braccio ai genitori, piccolo sorridente, ignaro della sofferenza del domani che l'avrebbe atteso.


