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Il Festival Città delle Cento Scale_VI Edizione - insieme al regista Tanino De Rosa - organizza, dal 17 al 29 agosto p.v., una Residenza Teatrale Estiva dal titolo: "Dentro la guerra dei mondi", che comprende un Laboratorio intensivo rivolto ad un gruppo eterogeneo di allievi, alcuni dei quali provenienti da Bologna e da alcune altre città italiane, altri residenti in Basilicata.

Il Laboratorio teatrale – con al centro la raccolta dei 17 Atti unici di Mark Ravenhill intitolata: "Spara/Trova il tesoro/Ripeti" – si concluderà con la messa in scena di un primo Studio, aperto al pubblico, in uno degli spazi della nostra città – com'è ormai pratica culturale del Festival, che di continuo ripropone la valorizzazione di luoghi pubblici da riqualificare all'interno della città di Potenza.


Mark RAVENHILL – nelle scorse settimane impegnato alla Biennale Teatro di Venezia con un workshop di drammaturgia "Ridere di Ibsen" - è un autore cinquantenne appartenente alla generazione di Sarah Kane, Martin Crimp, Tim Crouch, generazione del cosiddetto "nuovo teatro inglese", che si è affermato a partire dalla fine degli anni '80. La dirompente, talvolta sfrontata, impietosa scrittura di questa nuova ondata di "arrabbiati", non fornisce soltanto una lettura disincantata di una contemporaneità del tutto nuova, ma rivoluziona radicalmente i canoni stilistici e la stessa organizzazione della scrittura drammatica.
Anzi post-drammatica, dove gli stessi attori sono chiamati a ricoprire non tanto ruoli diversi, ma diverse funzioni, costretti a questo da una scrittura che cambia forma di continuo e che a sua volta obbliga anche gli spettatori ad una percezione diretta, immediata. Con un margine molto ampio di intervento sulla composizione da parte del regista e degli attori, scegliendo ed anche spostando o completando i testi stessi.
Un terreno formidabile di ricerca ed invenzione per gli artisti che scelgano di esercitarsi su questi autori.
I 17 pezzi scritti da Mark Ravenhill nel 2006 per il Festival di Edimburgo (che ne ha concepito uno per ogni giornata del Festival) ricoprono queste caratteristiche e sono assemblabili in varie soluzioni. Terremo conto di questo, nella preparazione dello Studio conclusivo che presenteremo a Potenza.
Per le forme e per i temi trattati, nell'avviare questo progetto ci confronteremo anche con la scrittura per frammenti di Heiner Müller, autore tedesco ed erede diretto di Bertolt Brecht, e con Rafael Spregelburd, drammaturgo argentino contemporaneo, autore dell'Eptalogia di Hieronymous Bosch, sette drammi per ciascuno dei peccati capitali. Ci soffermeremo in particolare sul quinto dramma, intitolato: "Il panico", sul quale intendiamo continuare la nostra ricerca in un secondo tempo.
Nel progetto del Laboratorio intensivo, infatti, si intende più in generale affrontare frammenti di scrittura contemporanea che descrivano la costruzione e l'induzione sociale del panico, cui anche Ravenhill si è ispirato.
Dentro la guerra sottile, continua, insistente che percuote nella quotidianità il cuore dell'Occidente contemporaneo, il panico, nelle sue forme svariate, è insieme una condanna e un rifugio. Di proporzioni molto estese.
Da un lato, l'immaginario che ha ispirato questi testi è quello del nuovo millennio aperto dagli attentati alle torri di New York, ai treni di Londra e di Madrid, tra terrorismo internazionale e "guerre preventive". Ed è l'immaginario delle grandi migrazioni dal Sud al Nord del mondo e dello "shock culturale" nell'incontro con l'altro da sé, con l'altro mondo, a partire dalle nostre città, dai nostri quartieri.
Dall'altro, il tema del panico, anche a prescindere dal precedente immaginario, spesso si estende ad ogni singolo elemento della vita quotidiana fino a portare il conflitto nelle relazioni umane, a toccare i rapporti interpersonali più stretti e le aspettative (e le costruzioni) personali. Assumendo caratteri ossessivi, paradossali, ridicoli, persino comici, come in personaggi e situazioni di questi testi, spesso sull'orlo della catastrofe alla ricerca di una difficile sopravvivenza.
I drammaturghi citati ci aiutano a leggere nella contemporaneità e - con le loro scritture - suggeriscono originali, sorprendenti forme di lavoro.
Scritture che si fanno esercizi, che questo progetto affronterà con rigore, ma anche con libertà creativa, costringendoci ad allontanarci dalle strutture tradizionali del dramma moderno.
Un Laboratorio di recitazione dominato dall'ascolto dell'altro, del ritmo comune, spesso corale, e del proprio ingombrante respiro, della propria presenza.
Con molte parole da gestire e diversi duelli da affrontare.
A volte senza respiro, altre volte ascoltando il frastuono dell'attesa, del silenzio.
Al solito, leggendo, studiando ed inventando su ogni singolo frammento di quei testi.
Al solito, gettando nel lavoro parole, corpi e pezzi di cuore.


Tanino DE ROSA, 57 anni, regista, attore e formatore teatrale, vive e lavora a Bologna.
E' stato allievo dei registi e formatori russi J. Ljubimov, M. Butkievich, S. Issaev, N. Karpov e, tra gli altri, di M. Fabbri, G. Cobelli, L. Curino, B. Jerkovich, M. Sciaccaluga.
Ha lavorato negli anni come attore e come regista in diverse compagnie, soprattutto di ricerca teatrale. Fino al 2006 è stato direttore artistico del Teatro S. Martino e della Compagnia "Il gruppo libero"di Bologna.
Oltre a produzioni da palcoscenico, ha realizzato progetti di regia ed eventi creati con scritture e modalità originali adattate a luoghi particolari (site specific).
Si occupa di pedagogia teatrale da più di 20 anni, soprattutto in Emilia, in Toscana e in Piemonte, conducendo cicli di lezioni su tecniche per attori e per allievi di diversi livelli, insegnando e collaborando in varie città con scuole di teatro e con centri di formazione e di ricerca teatrale.