Questo sito web utilizza i cookie per gestire l'autenticazione, la navigazione e altre funzioni. Utilizzando il nostro sito, l'utente accetta che possano essere utilizzati questo tipo di cookie sul proprio dispositivo.

"Corde, cavi, fasci di luce. Sono gli strumenti del mio lavoro, con cui traccio linee, creo nuovi percorsi, collego punti nelle aree urbane o ai bordi di un teatro. Nella triangolazione dello spazio, l'epicentro è negli occhi di chi guarda. Lo spettacolo si ricostruisce attorno al suo punto di vista".

 

Il coreografo Fabrice Guillot si presenta così assieme ai Retouramont, compagnia di danza francese fondata con Geneviève Mazin negli anni novanta. Con Ligne de cordes, secondo appuntamento del "Festival Città delle 100 Scale", organizzato da Basilicata 1799 e in programma lunedì 28 novembre, ore 20,30, al Teatro Stabile di Potenza, i Retouramont chiudono una virtuale trilogia, iniziata nel 2008 con Réflexion de façade e poi proseguita l'anno successivo con Danse des cariatides. Dal ponte Musmeci a piazza Mario Pagano. Con la conclusione, per una volta al chiuso, nel salotto di Potenza.

La danza aerea e acrobatica e le performance del gruppo sono ormai conosciute in tutto il mondo. Sia in pendenza su una parete, sia "in volo" o ancorati al terreno, i ballerini costruiscono un'architettura eterea, convertendo i nostri spazi quotidiani in un luogo per esprimersi. È un danzare ritmico, sospeso nell'aria. Si vive in una dimensione verticale.

"Ligne de Cordes" racconta del mito di Arianna. In un labirinto di corde sospeso, che i performer esplorano con virtuosismi spettacolari. È un'odissea della volontà maschile, dei sacrifici per amore di Arianna e degli incontri nel dedalo di vie. Il labirinto alla fine si svela e il folle viaggio si snoda sotto i suoi piedi.

Con "Réflexion de façade (Rimbalzare sui muri)" del 2008, i Retouramont sperimentarono esibizioni di danza aerea in spazi urbani e strutture architettoniche da rivalutare. A Potenza l'inedito palcoscenico fu allora il ponte Musmeci. Tanto che Fabrice Guillot, dalle 17,30, sempre lunedì 28 novembre, nella Sala del Campanile di Palazzo Loffredo, con il seminario Il ponte: l'ingegnere e il poeta, proverà a indicare una via per un suo recupero da destinare all'arte. Un "atto" d'amore alla creazione dell'ingegnere Musmeci. È "un oggetto monumentale, utopico e poetico dalla forma particolare, a bolla di sapone. Proporrei ad esempio un errare labirintico coinvolgendo quegli stessi spettatori che ogni giorno vi passano sopra. Il percorso svelerà il ponte anche, ma non solo, dall'interno".

È solo un'idea, una provocazione quella di Guillot, ma che riapre il dibattito sull'utilizzo e sulla destinazione del Musmeci, da troppo tempo in stato di semi-abbandono.