Sirene, ciclopi, balene bianche. Esseri fantastici scaturiti dai sogni e dagli incubi di chi va per mare. Favole tridimensionali e storie da narrare. E ricordi della sua "terra d'adozione". Vinicio Capossela resta tra i pochi capaci di raccontare fiabe.
Il pubblico dell'Auditorium del Conservatorio "Gesualdo da Venosa", esaurito da giorni, lo attende con ansia per l'unica tappa lucana del suo tour che apre la terza edizione del "Festival Città delle 100 Scale". La prova è anche il suo ultimo lavoro Marinai, profeti e balene, vincitore dell'ultimo "Premio Tenco". Un doppio disco ricco di personaggi e tradotto in uno spettacolo teatrale fatto di colori, miti e sonorità promiscue. Musica ricercata e suoni da ogni angolo del mondo, realizzati con strumenti "al limite" come piatti ad acqua, metallofoni, bendir, vetrofono. Un disco oceanico e biblico, omerico e mediterraneo.
Nelle due ore e mezza di show, le citazioni sono tante, mitologiche e letterarie. Da Moby Dick all'Odissea, da Ulisse alle sirene, da Louis-Ferdinand Céline a Giobbe.
Il capitano narra le sue storie dalla pancia della balena le cui costole si stringono attorno alla ciurma. E lo fa al timone del suo veliero vestito da Polpo d'amor. Fino a toccare terra, riproponendo alcuni dei suoi vecchi successi. Non molti per la verità. In scaletta I fuochi fatui, Le Pleiadi, Le sirene, Dimmi Tiresia, Nostos, L'oceano oilalà, Il ballo di San Vito. Issato sul cassero smonta e apre la cambusa con lucida follia. Capossela veleggia, pallido e assorto. Con trovate gaglioffe e canto "impastato" dal lungo, spossante viaggio sotto un cielo nebbioso bevendo rum.
Non mancano riferimenti alla politica attuale mentre il re Nettuno, ormai vecchio, festeggia il compleanno in compagnia di sirenette minorenni. Ironia, satira e musica a manovella per uno spettacolo di straordinaria fattura e raffinatezza. Un collage di malinconiche storie moderne, della nostalgia dei marinai che solcano un oceano indecifrabile.
Al termine del viaggio, l'equipaggio abbandona il veliero e scende idealmente a terra. Sul palco il capitano, da solo, con i suoi ricordi e una bottiglia. Un omaggio a Francesco Albano e alla sua poetica.
Accese le luci, i volti del pubblico hanno le sembianze di chi ha vissuto davvero un'avventura in mare. Riluttanti a lasciare le poltrone, rapiti dalle emozioni e dagli ordini del capitano. E giù il bis "atteso" con gli amici di Pignola. Sul palco due dei "Musicamanovella", per una tarantella lucana dall'improbabile traduzione. Mentre in aria volteggia Il corvo torvo.
Il "Festival Città delle 100 Scale" torna lunedì 28 novembre con un doppio appuntamento. Nel pomeriggio il workshop "Il Ponte: L'ingegnere e il Poeta" a cura del coreografo Fabrice Guillot a cui interverrà l'architetto Livia Musmeci, figlia dell'ideatore. In serata allo Stabile la danza aerea della Compagnie Retouramont con Ligne de cordes.


