Il "Festival Citta delle 100 scale" entra nel corpo vivo della città con il workshop: Un modo diverso di pensare Potenza. Sotto il ponte, sopra il fiume spazio parco / spazio piazza / spazio museo. Paesaggio, architettura, semiotica a confronto. Il workshop è ideato, curato e diretto da Franco Zagari, Giuseppe Biscaglia e Francesco Scaringi, e vedrà la partecipazione di Isabella Pezzini e Claudio Bertorelli.
Un titolo lungo per indicare un desiderio molto semplice di tanti cittadini di Potenza. Ovvero la voglia di vedere la propria città prendere quota nella realtà e nell'immaginazione. Di uscire fuori dalla piattezza in cui vive attualmente.
In realtà gli appuntamenti sono due. Il primo è un workshop, che si svolgerà dal 2 al 4 luglio presso l'Apof-Il, rivolto inizialmente a 15 tra giovani architetti e creativi, ma che ha visto un così alto numero di richieste che si è deciso di portare il numero dei partecipanti a 30. Insieme con uno dei più grandi paesaggisti contemporanei, Franco Zagari, ed agli altri importanti ospiti, il gruppo di lavoro ritornerà a riconsiderare il Ponte Musmeci come uno dei simboli più importanti della città, continuando il lavoro avviato dall'Associazione Basilicata 1799 sin dalla prima edizione del Festival.
Il secondo, un incontro pubblico, aperto a tutti i cittadini, che si svolgerà il 3 luglio al Ridotto del Teatro Francesco Stabile, i cui temi di fondo riguarderanno il come si può "ripensare" oggi la città prendendo spunto dalle tre parole che connotano l'attuale edizione del festival: spazio, relazione, corpo.
"Certamente il punto di vista che si mette in campo con questo importante momento del Festival – afferma Francesco Scaringi, Presidente di Basilicata 1799 e uno degli ideatori e curatori del Festival - è quello paesaggistico, architettonico, attraverso gli importanti ospiti chiamati a pensare ed ideare un profilo diverso della nostra città, da troppo tempo abbandonata a se stessa. Però si vuole anche lanciare una provocazione rispetto ad alcuni atteggiamenti politici e corporativi che agiscono solo in vista del conseguimento di utili propri, senza capacità progettuale e senza pensare al futuro della città, ed in modo particolare al futuro dei giovani. C'è molta sordità nei loro confronti, soprattutto verso quei giovani professionisti che non trovano spazio a causa di una stretta rete politico-professionale che crea delle vere e proprie forche caudine per affermare idee e prospettive più innovative".
Il Ponte Musmeci e il suo contesto sarà ancora una volta al centro del Festival, sia come "luogo di riflessione" sia come laboratorio di "pratica culturale" attraverso cui richiamare l'attenzione delle Istituzioni e dei cittadini sulle possibili nuove strategie di valorizzazione di questo importante monumento come emblema di una città che sa suggerire e produrre innovazione.
"Il ponte Musmeci – continua Giuseppe Biscaglia, l'altro curatore ed ideatore del Festival -, rappresenta per noi, nella sua forza architettonica ed ingegneristica, l'altra faccia di questa città a cui non si è dato spazio nel passato – o lo si è dato solo a parole - nè tantomeno lo si dà in questo presente. Il ponte Musmeci ha rappresentato per noi e per i nostri progetti l'apertura verso il futuro, che è soprattutto apertura culturale e relazionale. Retouramont e Buren, che hanno pensato artisticamente in forme diverse per il Musmeci, hanno avuto esattamente questo significato: aprirsi a forme di pensiero nuove, a prospettive che pongono al centro l'innovazione, la contemporaneità, la speranza, il futuro. Nel contempo, è un modo per dimostrare che esistono altre modalità di valorizzazione dei saperi e delle competenze di cui si fanno portatori giovani cittadini: architetti, paesaggisti, creativi... E' un modo nuovo di chiamarli e di coinvolgerli – come abbiamo fatto in questi anni - nella costruzione della città, ben consapevoli che un progetto innovativo ha bisogno di tempi di pensiero e di meditazione, di modalità progettuali nuove, di forme di valorizzazione innovative che vanno ben oltre le solite "questioni d'urgenza" a cui ormai troppo spesso si richiama un vecchio e obsoleto agire politico-istituzionale".
