Franco Zagari
Zagari pensa il Musmeci
Noi a Potenza
di Franco ZAGARI, architetto/paesaggista
Me ne sono subito reso conto quando ero ormai lì, a Potenza, di fronte al Musmeci, che l'intuizione sulla quale eravamo partiti con Basilicata 1799 di rivisitare tutta l'area nodale ai piedi del ponte con un approccio di paesaggio era certamente la dimensione più giusta, ma che l'evidenza di una complessità dei termini in cui questioni di questo tipo di abitudine si presentano era qui gridata, parossistica, tutto era come se le parti separandosi - il fiume, la ferrovia, strade, resti di edifici, margini, lotti, una intensa vegetazione selvaggia - avessero ormai scelto un destino centripeto irrinunciabile di degrado irreversibile. Quindi, una conferma che rinviava però a un cammino non del tutto conosciuto. Il ponte noto in tutto il mondo è precipitato qui quasi cinquanta anni fa, come una meteora aliena, e qui è rimasto, oggetto mitico interrogato come un oracolo e poi sempre rimosso, simbolo di un'ambizione della città ad aprirsi al mondo esterno con un gesto eroico in una preistoria industriale che sembra ormai una leggenda, mentre oggi tutto appare più lontano, la Basentana interrotta, il treno in agonia, mentre più vicina invece da qui è la città, orgogliosa sull'arce, verticale e labirintica, con un moderno sistema di scale mobili che le danno un primato in Europa, arroccata nella sua memoria e in una vita quotidiana colta, elegante, solare, di fama brutta, non è vero, se nella media l'edilizia è di mole ingente e disegno modesto, la città ha un suo respiro corale, pare una montagna in cui si stia producendo una cristallizzazione. Mi sono reso subito reso conto di un rilancio che non avevo calcolato, che la partita decisiva era non solo di ridisegnare un paesaggio diverso, ma di creare all'unisono un supporto per un'organizzazione altrettanto diversa del modo di abitarlo. Probabilmente proprio gli strumenti del progetto del paesaggio erano i più adatti a fare di un punto di debolezza un punto di forza, i più adatti ad affrontare un luogo affascinante quanto assurdo, interrotto e frammentario, selvaggio. Il Musmeci è un viadotto che fa parte della storia dell'architettura moderna realizzato alla fine degli anni Sessanta, opera originale per la sua struttura portante, celebre in tutto il mondo per aver anticipato forme organiche solo in seguito rese possibili dal computer. L'opera è classificata, ma non a norma, gravitante su un paesaggio rifiutato e frammentato non privo anche esso di fascino, il fiume quasi invisibile, le rive incolte che sono il regno di una vegetazione selvaggia, la ferrovia, strade, parcheggi spontanei, edifici abbandonati. Tante cose si potrebbero fare per migliorare la condizione di quest'opera, del resto benissimo seguita dalla Soprintendenza. Il viadotto ha un impalcato banale non accessibile ai pedoni.
Basilicata 1799 mette a reazione questo mostro sacro con un gruppo di 31 giovani portatori di diversi saperi. Il terreno di dialogo è il paesaggio, la semiotica, l'architettura, sotto la guida di Franco Zagari, Isabella Pezzini e Claudio Bertorelli con Elena Lorenzetto, Michelangelo Pugliese e Gerardo Sassano e molti illustri ospiti che si susseguono in tre giorni di lavoro. L'indicazione di metodo è di trarre ispirazione e energia da questa presenza misteriosa che ha una vocazione spiccata di nuova centralità per qualità e per ubicazione, un ascendente mitico e ludico insieme che da cinquanta anni si rinnova, per farne un principio di riorganizzazione complessiva dell'area in cui gravita: connettere le due rive, il fiume, il complesso delle due stazioni ferroviarie (centrale fs e calabrolucane che ha assunto un compito di metropolitana urbana) con un sistema di spazi sopra e sotto a parco e museali che godono di un punto di vista prezioso per nulla vissuto fino ad oggi, un sistema di spazi per la cultura e il tempo libero intensamente vissuti e abitati, un ambiente espositivo, informativo, di ricerca e formazione, un ambiente di svago e di lavoro eminentemente pubblico.
Questa ampia zona degradata nel cuore della città ha una forte potenzialità di paesaggio urbano di qualità, grazie al suo cielo straordinario, l'intradosso del ponte, e grazie al fatto che permette di stabilire relazioni molto utili e interessanti fra parti - le rive, il fiume, la ferrovia - che separate non possono che essere degradate, mentre unite e integrate possono invece attrarre e produrre energie straordinarie. La riflessione si concentra sui caratteri di una porta aperta fra la città e il mondo esterno, fra la sua storia e la sua visione di futuro, fra le generazioni, fra cittadini e visitatori, fatta di attività e di flussi, qualcosa che non c'è e che deve essere, sia un servizio per la città che un attrattore per chi viene dalla regione, ma anche molto più da lontano, cosa potrà rendere impossibile non recarsi a Potenza perché si troverà solo qui? Ed ecco che il progetto non prefigura solo un paesaggio, ma anche il suo funzionamento. Il punto di partenza è stata un'acquisizione del luogo con un nuovo spettro critico, il punto di arrivo è la formazione di una piattaforma di lavoro dove architetti, ingegneri, agronomi, sociologi, semiotici, forestali, economisti, designer, conservatori, artisti hanno sperimentato le basi di un programma comune per un progetto di paesaggio che ha una grande portata culturale, ma anche sociale e economica. Le sole risorse umane e materiali già esistenti in loco probabilmente potrebbero dare luogo a un intervento e a una nuova istituzione che fra benefici diretti e indotti avrebbe un saldo di fattibilità attivo: la riqualificazione urbana, la creazione di servizi culturali di prestigio per la città, la creazione di nuovi posti di lavoro. Sono un sogno molto concreto di cui la città ha disperato bisogno.
Disegni
Decalogo di intenzioni
Per la costituzione e l'attivazione di una piattaforma permanente di lavoro sull'area Musmeci
1. Accompagnare il percorso di tutela e valorizzazione del ponte come bene monumentale da parte del Mibac e della Soprintendenza ai Beni Architettonici e Ambientali.
2. Mappare e mettere in relazione i luoghi dismessi, i luoghi di consumo e i progetti in essere lungo l'intera Area Musmeci
3. Individuare le centralità nell'area Musmeci per metterle in relazione fra loro, passando così da un sistema di isole a un arcipelago.
4. Elaborare un piano di comunicazione, che integri luoghi, persone, azioni e rappresenti la complessità del processo.
5. Indirizzare l'area Musmeci verso un programma di Smart City che valorizzi le sue qualità: sostenibilità energetica e ambientale, mobilità intelligente, cittadinanza attiva, valorizzazione del capitale sociale.
6. Completare il percorso di collegamento tra l'area Musmeci e l'agorà storica sovrastante, al fine di creare un rapporto di complicità spaziale e tematica.
7. Attivare un programma coordinato del verde, favorendo giardini in movimento e orti spontanei.
8. Attivare azioni culturali e artistiche per valorizzare l'area Musmeci come luogo del contemporaneo e dell'innovazione creativa.
9. Attivare la nascita di un museo diffuso contemporaneo come spazio sulla città e per la città, come luogo off e sperimentale.
10. Monitorare costantemente il fattore tempo con un cronoprogramma, affinché il processo agisca sul breve termine e proceda per fasi graduali e azioni mirate.
Il "Decalogo di intenzioni. Per la costituzione e l'attivazione di una piattaforma permanente di lavoro sull'area Musmeci" nasce all'interno del Workshop "Sotto il ponte sopra il fiume / spazio parco spazio piazza spazio museo. Paesaggio Architettura Semiotica a confronto", tenutosi presso l'Apof-Il dal 2 al 4 luglio 2012, all'interno del Programma Epos del Dipartimento Ambiente e Territorio della Regione Basilicata.
Al Workshop hanno partecipato 31 giovani laureati portatori di competenze molto diverse, ma proprio per questo in grado di creare una situazione di "sorpresa creativa" prodotta dalla messa in discussione delle "guardie confinarie" dei propri saperi.
Sotto il ponte / Sopra il fiume
un modo diverso di pensare Potenza
spazio parco / spazio piazza / spazio museo
Paesaggio, Architettura, Semiotica a confronto
ideato, curato e diretto da Franco Zagari, Giuseppe Biscaglia, Francesco Scaringi
con Isabella Pezzini e Claudio BertorelliI
Un "progetto di paesaggio" che si propone:
- di rovesciare il punto di vista abituale di un famoso monumento: il ponte sul Basento di Musmeci;
- di rovesciare le consuetudini di vivere questa parte della città come rifiuto "sopra e sotto";
- di disegnare un sistema di spazi pubblici che attraversa il fiume;
- ripensando il plesso delle stazioni ferroviarie;
- visitando le rive;
- aprendosi in un museo;
- dilatandosi in un parco;
- immaginando un mondo capovolto, come un miraggio;
- progettando uno spazio accessibile, accogliente, sicuro, duraturo, flessibile, dedicato a tutte le età.
Sotto il ponte / Sopra il fiume
Il "Festival Citta delle 100 scale" entra nel corpo vivo della città con il workshop: Un modo diverso di pensare Potenza. Sotto il ponte, sopra il fiume spazio parco / spazio piazza / spazio museo. Paesaggio, architettura, semiotica a confronto. Il workshop è ideato, curato e diretto da Franco Zagari, Giuseppe Biscaglia e Francesco Scaringi, e vedrà la partecipazione di Isabella Pezzini e Claudio Bertorelli.
Un titolo lungo per indicare un desiderio molto semplice di tanti cittadini di Potenza. Ovvero la voglia di vedere la propria città prendere quota nella realtà e nell'immaginazione. Di uscire fuori dalla piattezza in cui vive attualmente.
In realtà gli appuntamenti sono due. Il primo è un workshop, che si svolgerà dal 2 al 4 luglio presso l'Apof-Il, rivolto inizialmente a 15 tra giovani architetti e creativi, ma che ha visto un così alto numero di richieste che si è deciso di portare il numero dei partecipanti a 30. Insieme con uno dei più grandi paesaggisti contemporanei, Franco Zagari, ed agli altri importanti ospiti, il gruppo di lavoro ritornerà a riconsiderare il Ponte Musmeci come uno dei simboli più importanti della città, continuando il lavoro avviato dall'Associazione Basilicata 1799 sin dalla prima edizione del Festival.
Il secondo, un incontro pubblico, aperto a tutti i cittadini, che si svolgerà il 3 luglio al Ridotto del Teatro Francesco Stabile, i cui temi di fondo riguarderanno il come si può "ripensare" oggi la città prendendo spunto dalle tre parole che connotano l'attuale edizione del festival: spazio, relazione, corpo.
"Certamente il punto di vista che si mette in campo con questo importante momento del Festival – afferma Francesco Scaringi, Presidente di Basilicata 1799 e uno degli ideatori e curatori del Festival - è quello paesaggistico, architettonico, attraverso gli importanti ospiti chiamati a pensare ed ideare un profilo diverso della nostra città, da troppo tempo abbandonata a se stessa. Però si vuole anche lanciare una provocazione rispetto ad alcuni atteggiamenti politici e corporativi che agiscono solo in vista del conseguimento di utili propri, senza capacità progettuale e senza pensare al futuro della città, ed in modo particolare al futuro dei giovani. C'è molta sordità nei loro confronti, soprattutto verso quei giovani professionisti che non trovano spazio a causa di una stretta rete politico-professionale che crea delle vere e proprie forche caudine per affermare idee e prospettive più innovative".
Il Ponte Musmeci e il suo contesto sarà ancora una volta al centro del Festival, sia come "luogo di riflessione" sia come laboratorio di "pratica culturale" attraverso cui richiamare l'attenzione delle Istituzioni e dei cittadini sulle possibili nuove strategie di valorizzazione di questo importante monumento come emblema di una città che sa suggerire e produrre innovazione.
"Il ponte Musmeci – continua Giuseppe Biscaglia, l'altro curatore ed ideatore del Festival -, rappresenta per noi, nella sua forza architettonica ed ingegneristica, l'altra faccia di questa città a cui non si è dato spazio nel passato – o lo si è dato solo a parole - nè tantomeno lo si dà in questo presente. Il ponte Musmeci ha rappresentato per noi e per i nostri progetti l'apertura verso il futuro, che è soprattutto apertura culturale e relazionale. Retouramont e Buren, che hanno pensato artisticamente in forme diverse per il Musmeci, hanno avuto esattamente questo significato: aprirsi a forme di pensiero nuove, a prospettive che pongono al centro l'innovazione, la contemporaneità, la speranza, il futuro. Nel contempo, è un modo per dimostrare che esistono altre modalità di valorizzazione dei saperi e delle competenze di cui si fanno portatori giovani cittadini: architetti, paesaggisti, creativi... E' un modo nuovo di chiamarli e di coinvolgerli – come abbiamo fatto in questi anni - nella costruzione della città, ben consapevoli che un progetto innovativo ha bisogno di tempi di pensiero e di meditazione, di modalità progettuali nuove, di forme di valorizzazione innovative che vanno ben oltre le solite "questioni d'urgenza" a cui ormai troppo spesso si richiama un vecchio e obsoleto agire politico-istituzionale".
Franco Zagari
Riqualificare il paesaggio urbano. Un lavoro che, a differenza di quello strettamente architettonico, è frutto di una sensibilità diversa che ha insito il senso dello scorrere del tempo, del modificarsi della materia col passare delle stagioni e degli anni. E' questa la mission di Franco Zagari. Un lavoro che si inscrive in una realtà come quella italiana che vanta un patrimonio architettonico, stratificatosi in oltre due millenni, in cui anche le aree isolate sono molto segnate dall'insediamento umano e in cui la progettazione del paesaggio ha come aspetto centrale la costruibilità in funzione e al servizio dei comportamenti dell'uomo. Le sue opere e i suoi scritti testimoniano un approccio al progetto basato sull'ibridazione tra elementi fisici e immateriali, sulla narratività, sulla interpretazione e anticipazione di comportamenti, sull'interattività. Fra le opere più rappresentative Giardino Italiano, Expo di Osaka '90, Villa Leopardi a Roma, due anni dopo, piazza Matteotti a Catanzaro sempre del 1992, il centro di accoglienza delle Grotte preistoriche di Niaux in Francia del 1994, piazza Amedeo di Savoia, Cisterna di Latina del 1997. E ancora piazza Montecitorio a Roma del 1998, Sempre nella capitale l'Auditorium Parco della Musica, (consulenza per Renzo Piano) del 2002 e Il sistema delle piazze centrali di Saint-Denis, Parigi tra gli anni 2005-'07. Tra i suoi saggi ricordiamo: Questo è paesaggio. 48 definizioni; Giardini. Manuale di progettazione; La costruzione di una città. Enrico Giammatteo e Massimo Ballardini architetture; Paesaggi di città non città.
