Gesti ripetitivi. Azioni minimaliste. Rapporti di coppia in un ideale motel uscito dall'inconscio. In questo metaforico luogo di passaggio si svolge il progetto in tappe inaugurato nel 2008 e sviluppato nell'arco di due anni e mezzo. Tre stanze, autonome e allo stesso tempo parti organiche di un discorso. "Motel" è un luogo familiare e disabitato, è la casa dei segreti, degli amanti, il rifugio degli assassini, la sosta dei viaggiatori. Nella prima stanza, dominata da colori freddi (bianco ghiaccio, verde, nero), si assiste al vano tentativo di ristabilire l'ordine sentimentale ormai compromesso. Nella seconda dominano i colori caldi (rosso, marrone, avana) e si avverte un clima di pericolo imminente, di acceso erotismo. L'anticamera, infine, è il limbo ultimo in cui sogno e realtà si toccano a vicenda. E qui la danza rivive nel rapporto tra corpo, oggetto ed elemento scenografico, eludendo la sorveglianza dell'occhio razionale, sballando le proporzioni in un'ultima conferma di intangibilità. "Motel" è ansa del vissuto, in cui sostano solo sguardi, allusioni e non detti. In scena un uomo e una donna nell'atto di attrarsi e respingersi come una calamita. Gli episodi sono indipendenti. I personaggi e le loro relazioni statici, gli eventi si sviluppano e si risolvono nella stessa stanza, ripristinando lo status quo.
